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The Signal (film 2014)

The Signal è un film statunitense del 2014 diretto da William Eubank e co-scritto con Carlyle Eubank e David Frigerio. Il film è interpretato da Brenton Thwaites e Laurence Fishburne. Il film è stato presentato al Sundance Film Festival del 2014 ed è stato distribuito nelle sale negli Stati Uniti il 13 giugno 2014. Il film è stato inserito tra il sempre più crescente numero di film indipendenti di fantascienza a basso costo[1] presente al Sundance Film Festival.[2][3]

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Signal_(film_2014)

Ma che film brutto è?

Seriamente, capisco che non ci sia bisogno di giustificare tutto, pero’, Santo Cielo! Due domande su tutto:

1) perche’ gli alieni dovrebbero equipaggiare degli umani con protesi cibernetiche così potenti?

Hanno dato ad un umano dei pugni che neanche Hulk ha così potenti! L’umano sbatte i pugni per terra e tutti nel raggio di un centinaio di metri saltano per aria!

2) perche’ anche tra di loro gli alieni scrivono in inglese ed usano i numeri arabi?

Sui computer (usano i computer con tastiera!), sulle porte, anche sul tatuaggio del protagonista, che senso ha?

Consiglio, non guardatelo, begli gli effetti, bella la fotografia, anche decenti gli attori, pero’ e’ una perdita di tempo.

Futurestates

Tramite la rivista Rolling Stone ho scoperto una serie di corti prodotti da una televisione pubblica americana. FUTURESTATES illustra dei futuri terribili e catastrofici , cioeà distopia, che così lontani non sembrano.

Per distopìa (o antiutopìa, pseudo-utopìa, utopìa negativa o cacotopia) si intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopìa ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate ad estremi apocalittici. http://it.wikipedia.org/wiki/Distopia

Il corto “Tent City”, ad esempio, mostra un futuro in cui le banche sfrattano le persone che non possono più pagare il mutuo della casa, che sono costrette a vivere in tendopoli… il futuro e’ adesso.

Come girare il tuo Paranormal Activity

Che Paranormal Activity, film di prossima uscita nelle nostre sale, sia un bel calcio nel deretano ai budget milionari di Hollywood, è un dato di fatto. Il suo regista, Oren Peli, ex programmatore di videogiochi, lo ha infatti realizzato con appena 11000 dollari, incassandone al momento oltre 60 milioni. 11000… 60 milioni… diciamo che farei la faresti la firma per un tasso d’interesse di questo tipo, vero?

Dato che non sapremmo consigliarti fondi d’investimento così remunerativi, non ci resta che darti qualche dritta per realizzare il tuo personalissimo blockbuster. E chissà, magari puntare in alto, replicando il successo proprio di Paranormal Activity.

Preparati:

Registi non si nasce, ma non è scritto da nessuna parte che devi per forza studiare per diventarlo. L’esperienza, a volte, vale più della teoria. James Cameron del resto faceva il camionista, e Oren Peli, come anticipato, prima del successo smanettava sul codice dei giochi di baseball (ehi, ma ha messo mano pure a Mortal Kombat 3 e NFL Extreme). Qual è, allora, il primo passo per diventare come loro? Filmare, amico mio. Un fotografo fa esperienza scattando in ogni dove, e tu devi fare lo stesso coi filmati. Non importa che macchina usi: che si tratti del sensore della fotocamera, o di una piccola videocam tascabile, in questa fase devi prendere dimestichezza col mestiere, più che col mezzo.

Guarda film:
Visto che il paragone col fotografo viene bene, come lui sfoglia riviste su riviste per prendere spunto dai gradi maestri, tu devi vedere le opere degli altri registi. Soffermarti su inquadrature e movimenti di camera, cerca di cogliere le emozioni che ciascun elemento di trasmette, e impara a riprodurli anche coi pochi mezzi a disposizione che hai. Se poi sei fortunato, assisti alle riprese di qualche film indipendente: i registi esordienti non sono stizzosi come quelli affermati, e spesso sono ben lieti di svelarti qualche trucco del mestiere. Dai, in fondo è la parte più divertente del tuo cammino verso il successo!

Acquista l’attrezzatura:
Per Paranormal Activity, Oren Peli ha utilizzato una videocamera Sony HDR-FX1. Si tratta di un apparecchio professionale, ma nel mercato dell’usato la trovi nell’intorno dei 1000 euro. Oh, senza contare che puoi puntare su un altro modello, ovviamente. L’importante è che supporti l’alta definizione, abbia un buon zoom ottico e, soprattutto, uno stabilizzatore di qualità. Quest’ultimo ti consente di effettuare riprese senza “mossi”, tali e quali le vedi al cinema. Oltre alla videocamera ti servono un computer, con molta RAM e un disco fisso generoso, e un software di montaggio video. Per quest’ultimo, giusto per iniziare, accontentati di quello che trovi in dotazione nel computer, o che puoi scaricare gratuitamente (e legalmente!) via Internet. Se vuoi fare un salto in avanti, però, punta ai programmi dei professionisti: Sony Vegas Pro e Apple Final Cut Pro sono tra i migliori del settore.

Fai pratica:
Se hai fatto pratica con la videocamera pocket, e nell’assistere gli altri registi, ora è il momento di sfruttare a dovere la nuova attrezzatura. Non c’è niente di più snervante di vedere un regista in erba (si fa per dire, mica stiamo girando un documentario su Woodstock) con un gioiello di videocamera che non sa usare. Leggiti il manuale per bene (dai, almeno per questa fallo!) e sperimenta tutte le funzioni, fino a saperle usare come una naturale estensione del tuo corpo.

E ora l’idea:
Le idee a volte vengono per caso, ma sotto sotto c’è sempre una conoscenza di base di cinema, letteratura, musica e chi più ne ha più ne metta. È evidente che Oren Peli ha preso “spunto” da The Blair Witch Project e da Cloverfield, e poco importa se poi Paranormal Activity è nato quasi per caso. E il tuo spunto da dove arriverà mai? Fai volare la fantasia, ma ricordati che molte idee brillante vengono da cose semplici, come una normalissima casa abitata da oscure presenze… Avuta l’idea, sviluppala in una sceneggiatura, arricchendola con più particolari possibili.

Business Plan:
Il budget è ridotto, ma questo non significa che devi rinunciare a una gestione economica ben efficiente del tuo progetto. Anzi, è in queste situazioni che devi centellinare risorse e denaro: ti insegnerà a essere moderato anche coi budget milionari che Hollywood ti metterà sul piatto tra qualche anno. Fai una stima delle spese, tutte le spese, perfino quelle più esigue. Oren Peli si è appuntato perfino quella delle bibite necessarie durante le riprese. Per la cronaca, ammontava a circa 100 dollari.

Casting e ambientazione:
Scegli dove girare il tuo film: per iniziare punta in basso, con locazioni facilmente accessibili (occhio alle proprietà private…) e, soprattutto, gratuite o a basso costo. Fatto questo, e sulla base di sceneggiatura e business plan, passa al casting. La sceneggiatura è essenziale per darti un’idea precisa dei personaggi che cerchi. Ed evita le infatuazioni del primo sguardo: tieni conto di tutti i volti che vedi, prendi appunti e, solo alla fine, fai la tua scelta. Puntare su amici e parenti è una buona idea, ma se il budget te lo permette, ricorda che ci sono attori alle prime armi pronti a lavorare gratis o a basso costo. La differenza, in termini qualitativi, è notevole.

Effetti speciali:
Girare a bassissimo budget non significa certo farsi mancare gli effetti speciali, anche se ti consiglio di metterli solo se strettamente necessario. E poi sfrutta la fantasia: Oren Peli, per Paranormal Activity, ha usato come “effetto speciale” del talco. Già, normalissimo talco: l’avresti mai detto?

Gira!
È arrivato il momento topico, quello delle riprese. Contrariamente a quanto si possa credere, è meglio dedicarci pochi ma lunghi spezzoni di tempo, piuttosto che una miriade di ritagli o pause pranzo. Insomma, meglio prendersi un intero weekend, che saltare la merenda per un mese. Posto che le riprese sono affare esclusivamente tuo (ehi, a questo punto hai un tuo stile!), il consiglio è di filmare più materiale che puoi. Nella fase successiva, il montaggio, fai sempre in tempo a tagliare ciò che non è necessario. Occhio anche al sonoro, un elemento troppo trascurato dai registi alle prime armi.

Provaci anche tu:
Una volta che il film è pronto, devi essere il miglior giudice di te stesso, e valutare se è il caso di inviarlo direttamente alle case di produzione. Suggerimento: la risposta dovrebbe essere affermativa una volta su mille. In tutti gli altri casi, meglio girare i festival di film indipendenti, ce ne sono a bizzeffe, accettando i suggerimenti per migliorarti. E tenendo sempre in tasca qualche biglietto da visita: nel caso di Paranormal Activity, il film fu presentato a due festival, e a al secondo si fece vivo un emissario di DreamWorks. A proposito: lo sai parlare un po’ d’inglese, vero?

http://www.wired.it/news/archivio/2010-01/22/come-girare-il-tuo-paranormal-activity.aspx

Peter Lorre

Questa sera fa cosi’ caldo che mi sono sentito come l’attore Peter Lorre, che in certi suoi film passa tutto il tempo a tergersi il sudore…

Con il suo volto espressivo, anche se molle, come di persona malata, lo sguardo acquoso e sfuggente, Lorre fu il prototipo del paranoico, del criminale, del traditore, dell’essere squallido ed abbietto, nato con M – Il mostro di Dusseldorf (1931) di Fritz Lang. In quel film impersonava con straordinaria compenetrazione – non solo psicologica, ma anche fisica – l’allucinato delinquente sessuale che adescava le bambine per ucciderle. Peter era alto 1,60 cm circa e quell’espressione da bimbo folle divenne, col passare del tempo, una maschera grottesca che portava in sé i segni di una vita fatta di sofferenze, abusi, abbandoni. Lasciata la Germania dopo l’avvento di Adolf Hitler, Lorre lavorò dapprima in Francia, poi nel Regno Unito, dove partecipò a vari film diretti da Alfred Hitchcock, sempre mantenendosi fedele al suo personaggio.

http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Lorre

Il treno per il Darjeeling

Da Wikipedia

Il treno per il Darjeeling è un film del 2007 diretto da Wes Anderson, scritto dallo stesso Anderson insieme a Roman Coppola e all’attore Jason Schwartzman.
La pellicola è una commedia dalle sfumature drammatiche, ambientata in India nel distretto di Darjeeling, con protagonisti principali i tre fratelli Whitman, Francis (Owen Wilson), Peter (Adrien Brody) e Jack (Jason Schwartzman).

Trama

Tre fratelli che non si parlano da un anno pianificano un viaggio in treno in India, con lo scopo di ritrovare se stessi e il legame reciproco che avevano un tempo.
Circa un anno dopo la morte del loro padre e dopo che, apparentemente, hanno deciso di non comunicare più tra loro, Francis, il maggiore, riunisce i diversi fratelli dopo un incidente motociclistico quasi mortale, che lo ha lasciato avvolto da una maschera di bende. Sostenendo che i suoi fratelli sono stati la prima cosa a cui ha pensato quando è tornato cosciente dopo l’incidente, Francis ha organizzato un itinerario accurato e pianificato rigidamente, a bordo di un treno speciale, il Darjeeling Limited, ideato appositamente per provocare nei fratelli una rinascita spirituale che li unisse o che almeno li avvicinasse.
Ovviamente le cose non vanno esattamente come Francis ha programmato nel suo itinerario, anzi quasi per niente. Le principali resistenze a Francis vengono da Peter, il figlio di mezzo della famiglia Whitman, che a prima vista sembra essere il più stabile dei tre fratelli, con una moglie ed un figlio in arrivo, ma anche lui è a un punto di svolta e non ne vuole parlare.
Infine, c’è il più giovane e forse anche quello che ha ottenuto i maggiori risultati tra i fratelli Whitman, Jack, lo scrittore che basa i suoi personaggi “inventati” su tutto quello che gli capita realmente e che è ancora ossessionato dalla sua ex fidanzata che ha lasciato a Parigi, tanto che nemmeno in India può smettere di ascoltare di nascosto la sua segreteria telefonica, di cui ha ancora il codice segreto.
L’obiettivo di Francis è portare i fratelli al convento dove si è ritirata a vivere la loro madre Patricia (Anjelica Huston), che dopo aver cercato di evitare i contatti con i figli, acconsente ad ospitarli per qualche giorno nel convento.

Dato che tutti fanno i critici di cinema, ho deciso di farlo anche io, iniziando da questo film. Molti lo criticano e lo stroncano con recensioni davvero pessime e poco interessanti ed originali. A me, invece, il film è piaciuto, sarà che adoro Owen Wildon ed Adrien Brody, sarà che adoro film come Napoleon Dymanite e Strange Brew (uscito in Italia con vari nomi: La strana voglia, Obiettivo birra, etc…), ma questa storia on the road, sbilenca, colorata ed assurda, mi è davvero piaciuta.

Il mitico dottor Spot…

Azione, effetti speciali e nostalgia, “Star Trek”: ritorno di un’icona pop. Anteprima italiana del film di J.J. Abrams, che riporta sullo schermo i mitici Kirk e Spot. Per il regista è una nuova “mission impossible…”. Ma i fan si entusiasmano soprattutto per l’apparizione di Leonard Nimoy
repubblica.it

Ah! Il mitico Dottor Spot… Spot? Questo personaggio di Star Trek mi manca… mi ricordavo Spock, il vulcaniano… devo essermi perso qualcosa!
Perchè fanno scrivere articoli a persone che non sanno nulla dell’argomento su cui scrivono?
E poi nell’articolo continuano cosi:

E’ una sfida affascinante quella alla base del nuovo Star Trek, il kolossal firmato J.J. Abrams pronto a invadere – da venerdì – i cinema di mezzo mondo: far rivivere su grande schermo personaggi, ambienti, slogan diventati icone pop, universalmente noti da quarant’anni. Amatissimi da legioni di fan, esigenti e agguerriti, pronti a sparare a zero su qualsiasi errore “filologico” rispetto all’originale.

Regolare i Phaser su potenza 7, FUOCO!

Cinema&Rugby – Clint Eastwood: dalla Gran Torino al grande Sud Africa

E’ attualmente nei cinema con il suo ennesimo capolavoro Gran Torino, ma non trova tregua Clint Eastwood. L’ispettore Callaghan degli anni ’70, il cowboy senza macchia dalle due espressioni “con e senza il cappello” si è dimostrato nel corso degli anni uno dei più grandi registi al mondo. E, abbandonata la Gran Torino, a cinque anni da Million Dollar Baby Eastwood torna a parlare di sport. E, come avevamo già anticipato dieci mesi fa, lo fa parlando di rugby. Raccontando quel sogno che furono i mondiali del Sud Africa del 1995.

Matt Damon nel ruolo di Francois Pienaar e Morgan Freeman in quello di Nelson Mandela!

Leggi tutto l’articolo su Rugby1823.

I am the master of the C.L.I.T.!

Jay: I am the master of the C.L.I.T. Remember this fucking face. Whenever you see C.L.I.T., you’ll see this fucking face. I make that shit work. It does whatever the fuck I tell it to. No one rules the C.L.I.T like me. Not this little fuck
[referring to Silent Bob]
Jay: , none of you little fucks out there. I AM THE C.L.I.T. COMMANDER! Remember that, commander of all C.L.I.T.s! When it comes down to business, this is what I do. I pinch it like this. OOH you little fuck. Then I rub my nose with it.

Dal film Jay and Silent Bob Strike Back

Anche io sono a favore della “Coalition for the Liberation of Itinerant Tree-Dwellers” (coalizione per la liberazione degli abitanti itineranti degli alberi) un movimento che si batte per fare si che non ci siano piu’ scimmie e primati in cattività! Povere scimmie!

Spike Lee: “Per il mio film non chiedo scusa ai partigiani”

ROMA – “Come regista di questo film, sento di non dover chiedere scusa a nessuno. Ci sono diverse interpretazioni di cosa accadde quel giorno, ma un unico fatto sicuro: il 12 agosto 1944, la Sedicesima divisione delle Ss massacrò 560 civili a Sant’Anna di Stazzema. Uomini, donne, anziani, bambini. Questa è la sola cosa certa. Per il resto, non mi preoccupa che la mia pellicola provochi polemiche: discutere del passato, della Seconda guerra mondiale, è sempre un fatto positivo”.

E’ con queste parole che Spike Lee – subito dopo l’anteprima per la stampa italiana del suo attesissimo Miracolo a Sant’Anna, centrato su una delle più efferate stragi naziste sul suolo italiano – cerca di rispedire al mittente le critiche che il film ha suscitato. Alcuni sopravvissuti o loro parenti si sono lamentati di non aver potuto vedere l’opera prima del montaggio finale, magari per avere la possibilità di rettificare questo o quel particolare. E poi l’escamotage usato dal regista per spiegare lo scatenarsi dell’eccidio – e presente giù nell’omonimo romanzo di James Bride (edito da Rizzoli) da cui è tratto – è di quelli naturalmente destinati a far discutere: a provocare il massacro, nella finzione letteraria e cinematografica, è infatti un partigiano. Un traditore, al soldo dei tedeschi. Cosa che non è piaciuta all’Anpi.

Un polverone che Lee respinge: “Un film – spiega – non può essere una fotografia esattissima del passato. Il mio scopo, all’interno di una storia che è inventata, era far rivivere un capitolo della storia italiana che, come mostrano anche queste polemiche, ancora non è risolto. Perché gli italiani, così come i francesi, non erano tutti da parte dei partigiani: che infatti si nascondevano sulle montagne, lasciando loro malgrado la popolazione civile alla mercé delle rappresaglie”. Meno nette, invece, le parole di McBride: “Se ho offeso involontariamente la sensibilità di qualcuno, chiedo scusa. Ma per me era importante riportare l’attenzione su un episodio così terribile e purtroppo poco conosciuto: meglio discutere della sua interpretazione che dell’ultima puntata del Grande Fratello, non credete?”.

Eppure, dopo aver visto Miracolo a Sant’Anna, resta la sensazione che la strage nel paesino toscano citato nel titolo sia solo un pretesto. Perché in realtà ciò che interessava, a Lee e a McBride, era mostrare il ruolo che un battaglione di soldati afroamericani – i Buffalo Soldiers – ebbe nella nostra guerra di Liberazione. E infatti sono quattro militari di colore appartenenti a quel gruppo, i protagonisti della pellicola: Stamps (Derek Luke), Bishop (Michael Ely), Hector (Laz Alonso) e il mastodontico e infantile Train (Omar Benson Miller). Di stanza in Toscana, i quattro non vengono creduti dai loro comandanti bianchi, quando segnalano la loro posizione oltre un fiume.

Si ritrovano così, abbandonati, nella Val del Serchio, con al seguito un bambino (Matteo Sciabordi), salvato da Train, che viene da Sant’Anna di Stazzema, e che porta nello sguardo, e nel modo di comportarsi, i segni di un trauma terribile. Giunti in un paesino della zona, i cinque – i soldati più il piccolo – vengono a contatto con la popolazione locale. La sensuale Renata (Valentina Cervi); suo padre fascista (Omero Antonutti); i partigiani interpretati da Pierfrancesco Favino e Sergio Albelli. Fino a che un orribile tradimento viene svelato, proprio mentre i nazisti attaccano in forze… E solo quasi quarant’anni dopo, questa storia di guerra e insieme di speranza troverà il suo epilogo.

Questo il film che sbarca nelle sale, venerdì, in 250 copie, distribuito dalla 01. E che negli Stati Uniti ha avuto anche delle stroncature. “E’ vero, a giornali come Variety non è piaciuto – ammette il regista – che devo fare, tagliarmi le vene, buttarmi dell’Empire State Building, cambiare lavoro?”. Lui, invece, del film è assai soddisfatto: “La storia scritta da James (McBride), è fantastica, e mi ha dato modo di raccontare i Buffalo Soldiers”. Vale a dire, un pezzetto di storia americana poco conosciuto e che adesso, con la candidatura di Obama, acquista un significato particolare. “Credo che Barack ce la farà – assicura il regista – certo, alcuni non lo amano proprio per il colore della sua pelle. Ma se pensiamo che gli elettori dell’Iowa, che non è certo un posto pieno di neri, lo hanno scelto, vuol dire che non siamo solo noi afroamericani a volerlo alla presidenza”.

Quanto al coinvolgimento della popolazione di Sant’Anna, Lee annuncia che “saranno invitati alla proiezione ufficiale che faremo a Firenze”. Vedremo, allora, quali saranno le loro reazioni. Quel che è certo, invece, è che il film andrà in tutte le sale italiane con una didascalia iniziale, in cui si dice che la pellicola è solo ispirata a fatti reali, e si ricorda che la strage fu compiuta esclusivamente dai nazisti. Un modo per mettere le mani avanti. (repubblica.it)

VANESSA INCONTRADA, NEL PROSSIMO FILM SARO’ NUDA

ROMA – Non prova imbarazzo a recitare nuda ma nella vita non vuole essere guardata: lo dice Vanessa Incontrada che, in una intervista a Grazie di cui è stata anticipata una sintesi, svela che nel prossima film apparirà appunto nuda. ansa.it

Il Grande Capo Estiqaatsi commenterebbe cosi’:
“Ah! Vanessa Incontrada non prova imbarazzo a recitare nuda ma nella vita non vuole essere guardata? proprio cosi’ ha detto? Estiqaatsi! … Pensa che e’ bello che giovane squaw non si vergogni a mostrare il suo corpo al cinema, ma si vergogni di farlo nella vita. Estiqaatsi ha detto.”