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Vaticano Vergogna! VERGOGNA!

Frasi shock di don Floriano Abrahamowicz, rappresentante dei tradizionalisti a Treviso
Rifiuta le cifre del genocidio: “Sei milioni è una cifra sparata lì”. E difende il vescovo Williamson

Prete lefebvriano: “Camere a gas? Servivano per disinfettare”

TREVISO – “Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione”. Sono parole shock quelle pronunciate, in un’intervista alla Tribuna di Treviso, da don Floriano Abrahamowicz, capo della comunità lefebvriani del Nordest. Le dichiarazioni del religioso – che rifiuta di definirsi antisemita – riaccendono la polemica sul negazionismo dopo il mea culpa pronunciato dal leader del movimento tradizionalista Bernard Fellay addolorato dalle parole di monsignor Williamson.

Le acque che le parole del Papa hanno tentato di placare, ritornano a farsi agitate. Don Floriano Abrahamowicz irrompe nella discussione e smentisce Benedetto XVI che ha nell’udienza generale di ieri ha ricordato la Shoah e “l’eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso”.

Don Abrahamowicz mette in dubbio il genocidio di sei milioni di ebrei: “I numeri – spiega il religioso – derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere?”

E le camere a gas? “Sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no”. Il sacerdote della Fraternità San Pio X rilancia le tesi negazioniste del vescovo Richard Williamson convinto che “nessun ebreo è stato ucciso nelle camere a gas”, e che hanno ragione i revisionisti quando calcolano che le vittime della Shoah non superano “i 200-300 mila”.

Ma rifiuta la definizione di “antisemita” don Floriano – “Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche” – e difende il vescovo Williamson ribilitato dopo la scomunica del 1988: “Tutta la polemica sulle sue esternazioni, è solo una grande strumentalizzazione”. Repubblica.it

(Nella foto Don Floriano Abrahamowicz con l’esponente della Lega Borghezio)

Il Negazionismo Dell’ Olocausto

La definizione di negazionismo dell’Olocausto, o revisionismo dell’Olocausto, si applica ad un insieme di posizioni esprimenti dubbi circa la storia dell’Olocausto; secondo tali posizioni il genocidio degli ebrei da parte della Germania nazista non sarebbe mai avvenuto, mentre il “mito” dell’Olocausto non sarebbe altro che una gigantesca messinscena, funzionale alla demonizzazione della Germania nazista, alle politiche sotterraneamente perseguite dai circoli ebraici mondiali, alla creazione e alla difesa dello Stato d’Israele.

I sostenitori di queste teorie si descrivono in genere come persone che chiedono prove e come “storici revisionisti”, ossia che pretendono di revisionare gli studi attuali, che essi chiamano spregiativamente in vari e coloriti modi, quali “olocaustomania”, “menzogna olocaustica”, “sacra vulgata olocaustica”. L’uso del termine “revisionismo” viene contestato dalla comunità scientifica, che vi vede un tentativo di occultare dietro un termine dal legittimo uso accademico (revisionismo storiografico) un’operazione di minimizzazione e negazione di fatti acquisiti. Sono state quindi coniate delle espressioni che fanno invece leva sulla parola “negazione”, rilevando come lo scopo sia unicamente quello di “negare” la veridicità storica della Shoah: nei paesi di lingua francese si utilizza quindi la parola “Négationnisme”, nei paesi di lingua inglese “Holocaust denial” (dal verbo “to deny”, che significa “negare”), nei paesi di lingua tedesca “Holocaustleugnung” (dal verbo “leugnen”, che significa “negare”, ma anche “mentire”), nei paesi di lingua spagnola “Negacionismo del Holocausto”, nei paesi di lingua portoghese “Negação do Holocausto”. Wikipedia

Ed a proposito di negazionismo, oggi Gianfranco Fini, leader di AN, ha detto:

C’è il dovere di indignarsi e non minimizzare quando rieccheggiano teorie negazioniste sempre infami e ancor di più se arrivano da chi ha un incarico religioso”. Gianfranco Fini, nel suo discorso per il convegno a Montecitorio sulla Shoah, entra con nettezza nella polemica legata alle parole del vescovo lefebvriano Williamson. Quelle tesi negazioniste che hanno fatto infuriare la comunità ebraica, che aveva chiamato in causa il Vaticano che aveva incluso Williamson nella lista dei vescovi riabilitati da Benedetto XVI. repubblica.it

Il Presidente della Repubblica Italiana esorta:

Non abbassare la guardia contro il riprodursi del “virus dell’antisemitismo” e di “nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico”, proprio nel momento in cui “l’operato del governo di Israele può risultare controverso ed essere legittimamente discusso” dopo l’offensiva militare nella Striscia di Gaza. Durante le celebrazioni al Quirinale, il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è suonato come un monito, che è andato a unirsi alle parole pronunciate nel pomeriggio dal presidente della Camera. “Le teorie negazioniste sono sempre infami, ma lo sono ancor di più se sostenute da chi ha l’incarico religioso”, ha detto più tardi Gianfranco Fini, a proposito della revoca della scomunica per il vescovo Richard Williamson, che ha negato l’esistenza delle camere a gas. repubblica.it

E come al solito, chi fa la figura da pirla e’ il Vaticano.