Stop ai viaggi nei paesi a rischio, chi va paga le spese di soccorso.

Rapimenti, pirati, balordi. Il viaggio nei paesi a rischio che piace al turista spericolato ha i suoi costi, e se l’avventura finisce male sarà lui a dover pagare le spese dei soccorsi. La proposta l’ha fatta Francesco Rutelli in qualità di presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza) al ministro degli Esteri Franco Frattini. Prime reazioni positive. Ma se ne discuterà in maniera più approfondita a fine mese, il 28, in un’audizione del capo della Farnesina a Palazzo San Macuto.
Viaggiare è sempre più facile, il mondo più complicato. Il turista fai-da-te che sceglie il pericolo non può contare sul risarcimento della collettività. È questa l’idea che ha mosso Rutelli, oltre quella di ribadire che lo stato non paga i riscatti: “Non far gravare sui contribuenti i costi derivanti da comportamenti irresponsabili”. Anche se, come è successo a Claudio Chiodi, rapito in Niger insieme a un gruppo di connazionali nel 2006, “le trattative le gestì la Fondazione Gheddafi e non risulta che sia stato pagato un riscatto, ma già allora la Farnesina ci disse che qualsiasi costo ci sarebbe stato addebitato”. repubblica.it

Io ci metterei pure dentro quelli che vanno a fare alpinismo e poi devono essere soccorsi...

2 pensieri su “Stop ai viaggi nei paesi a rischio, chi va paga le spese di soccorso.

  1. Cristian

    Beh…normalmente, chi fa alpinismo, è in possesso di regolare assicurazione, che copre le spese di soccorso, recupero, eventuale trasporto salma e persino trasporti dei familiari. Quello che si dice sui giornali e nelle televisioni è solo aria fritta! Io stesso, con 50 euro all’anno sono coperto da assicurazione, a patto di non fare alpinismo oltre i 6000m di quota, o dare caccia ad animali pericolosi. Naturalmente chi fa spedizioni su vette oltre i 6000 ha assicurazioni diverse e più costose..ma che garantiscono cmq quanto già detto sopra. Tutto dipende da chi fa la richiesta di soccorso. Nel caso dei 3 alpinisti in difficoltà sul Naga Parbat (per esempio), fu la Farnesina e non gli alpinisti stessi a chiamare i soccorsi e ad organizzare il recupero, per tale motivo è responsabile del pagamento.

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