Quasi uguali

N.B.: Questo articolo e’ spudoratamente copiato da Scrutando Nel Buio, senza il suo beneplacito e chissenefrega.

La prima pagina odierna del più prestigioso quotidiano sportivo francese, l’Equipe.

Una foto enorme esalta la vittoria in semifinale della squadra nazionale di pallamano (campione d’Europa, del mondo e olimpica) che domani metterà in palio il titolo iridato contro la Danimarca.

Una vittoria in semifinale.

Solo un accostamento. Un esempio. Quando le ragazze del tennis hanno vinto per la terza volta la FedCup (impresa mai riuscita agli uomini), massimo trofeo mondiale, che cosa avranno detto la triade di giornali Gazzetta-Corriere-Tuttosport? Allegati commemorativi, pupazzetti a grandezza naturale, mega poster da appendere in camera?

Più o meno. Diciamo meno.

La Gazzetta dello Sport, proprio perché è quella più “sensibile” anche agli altri sport che non sono il calcio, relega la cronaca da San Diego a pagina 43. In prima pagina l’infortunio a Samuel, calciomercato, due gol ed espulsione per Balotelli, che gioca in un campionato estero, Alonso che si classifica terza al gran premio.

Wow! Notizie – queste sì – che non possono aspettare.

Poi ci si lamenta della scarsa visibilità delle discipline minori.

Lasciando stare le frasi fatte sugli sport olimpici dei quali ci si ricorda solamente ogni quattro anni e le relative giaculatorie e solenni promesse di occuparsene di più (sempre in futuro), a livello di tesserati esiste un’altra italia, che spesso vince. Pallavolo, baseball, basket, anche senza voler considerare i progressi del movimento rugbystico che – nonostante la disastrosa gestione politica – ci sono comunque stati.

Esiste un’altra Italia, spesse volte femminile, di cui il giornalismo sportivo (fatto da maschi per i maschi) non si occupa. D’altra parte è uno stato di minorità che si ritrova nella società, nel mondo del lavoro, ancora e purtroppo, nella famiglia. Per non parlare della religione.

Quindi tutto normale. Continuiamo ad esaltarci per i gol del Napoli e gli acquisti del Milan, a gioire se la Juve perde, a gufare contro l’Inter e a tirare motorini in fiamme dal secondo anello (n.b. è verità). Proprio come se il resto del mondo non esistesse.

Ma, d’altra parte, lo sport è lo specchio dello stato di civiltà e di educazione di un paese. Noi siamo ancora al livello delle risse da bar.

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