Feb 29 2008

Gli ultras guardano al rugby. Nuova frontiera per teppisti e criminali?

Tag: VarieAndrea @ 12:59Commento (1)

Il rugby è sempre stata un’isola felice, in Italia e all’estero. Nonostante gli hooligans, gli ultras, le violenze fuori e dentro gli stadi europei, quando si tratta di palla ovale tutto scompare. Bastava essere davanti al Flaminio il 10 febbraio, per Italia-Inghilterra, per vedere famiglie con bambini, adulti che ridevano e scherzavano, italiani e inglesi mescolati e uniti dalla passione per lo sport. Ma, anche sul prato più bello, c’è sempre qualcuno che vuole cagarci.

Ebbene, durante le indagini della Polizia riguardo alla morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale, e le violenze esplose successivamente a Roma e in altre città sono uscite verità sconvolgenti.
Tralascio, perché non è questo il blog adatto, i rapporti tra lo stesso Sandri e i suoi amici e le frange più estreme del tifo laziale, così come sulle fedine penali degli stessi; evito commenti sulle violenze e sugli slogan a dir poco criminali e infami di certi pseudotifosi e anche, purtroppo, su come una certa stampa italiana abbia cercato di nascondere queste verità negli ultimi mesi.
Purtroppo, però, devo concentrarmi su una intercettazione telefonica e su un evento ben preciso. Il 13 ottobre 2007, cioé un mese prima della morte di Sandri, “Er Nano” (cioé Francesco Ceci, leader ultrà della Lazio) s’informa sull’arrivo dei tifosi del Livorno Rugby, impegnati in una partita a Roma. “Mò fomento un po’ de gente. Famme sapè l’orario” sono le parole testuali de “Er Nano”.
Ma è quello che succede proprio il 10 febbraio di quest’anno davanti al Flaminio a spaventare di più. Fuori dallo stadio, la polizia ferma Simone De Castro, cugino di Gabriele Sandri. E’ un diffidato. Ed è assieme a un altro diffidato, Ruggero Isca. Scatenano una rissa con la Polizia e il gruppo (di chierichetti???) che è con loro scappa. Cosa ci facevano due conosciuti teppisti fuori dallo Stadio Flaminio, luogo cui è loro vietato l’accesso? Cosa stavano progettando?
Il mondo della palla ovale deve tenere le antenne tesissime. La cultura dello sport e dell’amicizia sono nel dna dei rugbisti, ma sono lontani anni luce da certi personaggi. Personaggi che oggi, e le prove parlano chiaro, hanno deciso che bisogna “sporcare anche il rugby“. Questi personaggi non si muovono mai da soli, né lo fanno “tanto per fare”. Chi c’è dietro al Nano e agli altri? Chi vuole sporcare il rugby? Federazione, Lire, club e tifosi devono tenere gli occhi aperti. Perché nessuno stronzo deve posarsi sui campi di rugby.  rugby1823



Feb 29 2008

eBay, rinnovato il boicottaggio

Tag: Attualita'Andrea @ 9:22Commenti (0)

Roma - Sciopero ad oltranza, boicottaggio fino al 9 marzo per eBay: non piace il modo in cui l’azienda ha ridisegnato il sistema di gestione del feedback, non piacciono le nuove tariffe per la pubblicazione della aste.
Non si venderà, non si comprerà non si concederà traffico ad eBay fino al 9 marzo. Sciopero e proteste sono stati estesi dagli utenti: non sono bastati i boicottaggi e le petizioni a pioggia per far tornare eBay sui propri passi e revocare le tecniche di controllo di massa che ha previsto di introdurre. Non sono bastati per far desistere l’azienda dall’intento di rimodulare le tariffe delle commissioni e per la pubblicazione delle aste.
La protesta è dilagata da MySpace a Facebook, passando per YouTube, numerosi gli utenti che hanno deciso di aderire.
Le proteste, esultano gli eBayer, pur non avendo sortito alcun effetto sul management della casa d’aste, avrebbero invece garantito risultati significativi in termini di impatto. I dati più citati dai netizen sono quelli pubblicati su USA Today: elaborando le statistiche stilate da medvev.net e da dealscart.com, il celebre giornale calcola che dal primo giorno dello sciopero le pubblicazioni degli annunci siano scese del 13 per cento.
Ma eBay ribatte: nessuna oscillazione che non fosse stata prevista da tempo. I giorni per cui è stato indetto lo sciopero coincidono con una festa nazionale americana, giorni in cui la flessione del traffico sul sito è naturale.
La battaglia dei dati è appena cominciata e si protrarrà almeno fino al 9 marzo con la complicità dei media in rete, che non esitano a rilasciare valutazioni e feedback. eBay per tutta risposta, dispensa offerte e palliativi.
fonte: punto-informatico.it



Feb 27 2008

Metro Siberia!

Tag: Svago, TechAndrea @ 17:21Commento (1)


Per giocare basta solo usare la barra spaziatrice! Tommy Salomonsson



Feb 27 2008

610! Sei Uno Zero!

Tag: Estiqaatsi, Svago, WebsitesAndrea @ 15:17Commenti (3)

Spettacolo radio di Lillo & Greg su radio2!
http://www.radio.rai.it/radio2/610/

Qui potete ascoltare alcune puntate integrali:
http://www.radio.rai.it/radio2/podcast/lista.cfm?id=80

Se siete un po’ “tecnologici” ecco il feed rss per scaricare il podcast:
http://www.radio.rai.it/radio2/podcast/rssradio2.jsp?id=80

Fantastico il Grande Capo Estiqaatsi e la indispensabile enciclopedia sulla vita ed opere di Alice Caligiuri (del Grande Fratello) in 900 uscite settimanali per ottenere 18 comodi volumi rilegati in pelle di daino.



Feb 26 2008

Non può essere un decreto del ‘38 a regolamentare il canone Rai…

Tag: Attualita'Andrea @ 12:54Commenti (0)

di GIOVANNI VALENTINI

A DISTANZA di settant’anni, qualsiasi tassa o balzello imposto in forza di un regio decreto del 1938 risulterebbe tanto anacronistico quanto iniquo e inaccettabile. E a maggior ragione lo è, o almeno così appare, la richiesta di pagare il canone Rai rivolta a chiunque detenga un “apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni”, con la pretesa di comprendere in questo armamentario perfino i personal computer dotati di una scheda video e addirittura i videofonini.

In primo luogo, perché la norma parla letteralmente di “radioaudizioni” e quindi andrebbe come minimo corretta e aggiornata; in secondo luogo, perché la funzione principale e spesso esclusiva di questi apparecchi non è quella di ricevere programmi televisivi, bensì comunicazioni telematiche o telefoniche.

Per esigere il canone Rai, bisognerebbe dimostrare perciò che pc e telefonini vengono utilizzati come un televisore e per il tempo in cui ciò eventualmente avviene. Tanto più che per collegarsi a Internet o a una qualsiasi rete telefonica, occorre già abbonarsi a un “provider” pagando direttamente o indirettamente i relativi consumi. È semmai ai fornitori di connessione che l’azienda di Stato dovrebbe chiedere quindi i diritti sui propri contenuti, se e quando questi vengono trasmessi o comunque fruiti attraverso i rispettivi network.

Dal ‘38 a oggi, evidentemente la tecnologia nel settore delle telecomunicazioni è troppo cambiata per invocare un regio decreto ingiallito dal tempo e dalla polvere. Ed è chiaro che i diritti televisivi - per la Rai come per qualsiasi altro produttore - vanno tutelati a monte, alla fonte, prima che possano arrivare al destinatario o al consumatore finale. Al giorno d’oggi non appare più attuale, cioè adeguata all’evoluzione degli strumenti e anche dei costumi, neppure l’ipotesi di una tassa sull’acquisto del singolo televisore in cambio dell’abolizione del canone: in qualsiasi famiglia, abitazione o ufficio, gli apparecchi per vedere la tv sono più d’uno e non sarebbe ragionevole che un unico soggetto fosse costretto di fatto a pagare come una pluralità di utenti.

Né tantomeno sarebbe immaginabile, per le ragioni già dette, che un tale criterio venisse esteso e applicato ai pc e ai videofonini, parificandoli automaticamente ai televisori. Il fatto è che questa assurda controversia dimostra una volta di più la crisi esistenziale in cui si dibatte la Rai. È vero che in tutti i Paesi democratici, dall’Europa all’America, esiste ancora il servizio pubblico radiotelevisivo; che ovunque si paga l’abbonamento e il canone è più alto che in Italia; e infine, che anche in questo campo l’evasione da noi risulta più ampia. Ma non è con i decreti del Regno che oggi la Repubblica italiana può pretendere legittimamente una tassa generalizzata sulla televisione, uguale per tutti, indipendentemente dal reddito individuale di ciascuno e per ciò stesso iniqua.

A parte la soluzione tecnologica che dev’essere individuata e introdotta all’origine, in modo da impedire lo sfruttamento abusivo dei diritti tv, è necessario innanzitutto ridefinire l’identità della Rai, il suo ruolo e la sua funzione istituzionale, per assicurare la credibilità del servizio pubblico liberandola dalla doppia schiavitù alla politica e alla pubblicità. E di conseguenza, per garantire la qualità della sua produzione e programmazione, sempre più omologate allo standard della televisione commerciale.

Altrimenti, nessun decreto o nessuna legge sarà sufficiente per imporre d’autorità ai cittadini-telespettatori il rispetto della tv di Stato. (25 febbraio 2008) repubblica.it

per saperne di piu’:
http://www.andreapancotti.com/wordpress/?p=265
http://www.andreapancotti.com/wordpress/?p=221



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