Jan 31 2007

Veronica Berlusconi, lettera a Repubblica, “Mio marito (Silvio Berlusconi) mi deve pubbliche scuse”

Tag: Attualita'Andrea @ 9:36Commenti (0)


“Egregio Direttore con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito” “con te andrei ovunque”.
Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”. Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.” Veronica Berlusconi
http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/lettera-veronica/lettera-veronica/lettera-veronica.html

No comment… ghghghghghgh…



Jan 25 2007

Sunn O))) & Boris - Altar [2006]

Tag: MusicaAndrea @ 13:53Commento (1)


1. Etna
2. N.L.T.
3. The Sinking Belle (Blue Sheep)
4. Akuma No Kuma
5. Fried Eagle Mind
6. Blood Swamp
http://www.megaupload.com/it/?d=KS3CL1YP

In realtà, basterebbe ascoltare la voce dimessa, estatica, fuori dal tempo di Jesse Sykes nella ballata “The Sinking Belle”, il racconto della pecora blu, per innalzare questo nuovo parto a firma Sunn O))) (con la maliziosa collaborazioni dei nipponici Boris e di altri illustri ospiti) al rango di piccolo capolavoro; un’alchimia psicotica e iperrealista che, al pari di un gorgo schiumoso, mulina imponente e paurosa al centro dell’universo. Da questo mistero impenetrabile, figurato dall’evocativo artwork boscoso, il suono prodotto da O’Malley e Anderson - reduci da un’altra immersione nell’incubo (”Black One”, Southern Lord, 2005) - non può che trasudare misticismo, apprensione, oscura devozione a un dio fenomenico e vasto che si nutre esclusivamente dei malsani frutti della palude. Un mostro informe, come l’abnorme creatura di Miyazaki, dall’andatura lenta, possente, che una sparuta torma di accoliti idolatra intonando stravaganti canti sacrileghi. Una setta che di anno in anno, oltre ad abbracciare nuovi seguaci, perfeziona i propri empi rituali con dosi sempre maggiori di inquietudine e terrore, proprio come nei più sordidi sogni di zio Tibia.

I Sunn O))) (o semplicemente Sunn) nascono nel 1995 per volontà dei chitarristi californiani Stephen O’Malley (Thorr’s Hammer, Goatsnake e Burning Witch) e Gregory Anderson (Goatsnake e Thorr’s Hammer) come band tributo degli Earth (il duo allora si chiamava Mars).
In breve, dopo una raccolta di demo (”The Grimm Robe Demos”, 1998 - ripubblicato dalla Southern Lord nel 2000) e un’altra di brani rivisitati (”00 Void”, 2000), entrambi edite dalla HydraHead, il marchio Sunn O))) si consolida negli ambienti underground statunitensi tanto da spingere la Southern Lord a mettere sotto contratto la band.
Nel 2002 esce quindi l’album “Flight Of The Behemoth”, arrangiato e co-prodotto dal leggendario Masami Akita (Merzbow), cui fanno seguito i due volumi di “White” (”White1″, 2003, e “White2″, 2004) e “Black One”, in un crescendo di droni ultraterreni, omaggi ai Melvins e cupe discese nell’ ambient più dark e cinematografico (con la presenza di artisti del calibro di Dale Crover e Attila Csihar).
La parabola dei Boris s’intreccia con quella dei Sunn O))) già dal nome del gruppo (”Boris” è una canzone di “Bullhead”, storico disco dei Melvins uscito nel 1991), dal grande amore dei tre giapponesi (la chitarrista Wata, il bassista Takeshi e il batterista/cantante Atsuo) per gli Earth, e per l’amicizia in comune con i Merzbow Oneman (autori, assieme a Keiji Heino, del fenomenale concept album “Flood”, distribuito dalla Midi Creative).

A questo punto, la prima collaborazione tra i Sunn O))) e i Boris, i due pesi massimi della Southern Lord (che - puntualizza una nota stampa - non è uno split ma una vera e propria compartecipazione), non poteva che essere all’insegna delle tenebre e dell’estrema sperimentazione. E se le ultime prove del combo giapponese apparivano slegate dal periodo più “empirico” e forse più felice del gruppo (”Flood” del 2000 e lo straordinario “Heavy Rocks” del 2002), l’incontro con il Duca e Soma ricolloca Atsuo e soci nella giusta direzione: un sentiero che pulsa di folk apocalittico, di industrial, a tratti di noise , dove i Sunn O))) preparano l’atmosfera e i Boris introducono i personaggi, spesso degli outsider dissonanti. Un maelstrom imponente e magnifico (”Etna”) squarciato da strali di orrore puro che, come bagliori verdi, riverberano arcani sulla smerlata pelle dell’essere sconosciuto che vive nella foresta.
I droni subodorano di malvagio (i riferimenti a “Black One” e, in particolare, a “Orthodox Caveman”, sono espliciti), mentre le chitarre, distanti, occulte, tracciano le sparute sagome di annerite querce nodose. In questo greve incedere, pigro ma inesorabile come una colata lavica (appunto), una batteria stoner spezza dapprima gli equilibri per poi precipitare intenzionalmente giù, nel fiume magmatico.
Il senso di panico cresce aumentando il volume: come banshee, le chitarre ci fluttuano attorno urlando maledizioni. Eppure il finale ci suggerisce immobilità, stasi, assenza di qualsiasi movimento: la massa lavica attraversa il sottosuolo, gorgoglia negli abissi marini, laddove esistono regni incomprensibili. Una solennità di chitarre che la sezione ritmica cerca di investigare, alla maniera di altri enigmatici indagatori dell’incubo (Justin Broadrick, Dale Crover, Steve Von Till).

Siamo solo all’inizio, ma l’ansia è già altissima. Le vibrazioni industriali di “N.L.T.” (forse una continuazione del brano/acronimo “F.W.T.B.T.” contenuto nel terzo disco del duo, “Flight Of The Behemoth”) non stemperano il clima di oppressione e decadenza disegnato da “Etna”. Tutt’altro. Le spirali robotiche, a folate, invadono quello che sembra essere un tunnel cosparso di cadaveri alla fine del quale, finalmente, un po’ come in quel gigantesco romanzo di King, la luce di un’inaspettata speranza irradia i superstiti. Questa luce è “The Sinking Belle”, una lunga e intensa nenia post-folk sussurrata da Jesse Sykes (frontman dei Jesse Sykes and the Sweet Hereafter), che lacera con il suo ottimismo (anche se il termine più appropriato sarebbe rassegnazione) i quattordici minuti di dolore e nervosismo delle tracce precedenti. Uno spartiacque inatteso e struggente, un po’ Sìgur Rós e un po’ Earth, diametralmente opposto alle urla laceranti esplose da Malefic in “Black One”. Sorprende la presenza di un brano come questo in un’opera che produce essenzialmente tensione; merito forse della presenza di artisti eclettici come Joe Preston (Earth, Thrones, Melvins, High On Fire) o Tos Niewenhuizen (Beaver, GOD), capaci di supportare i Sunn e i Boris nella loro sfrenata voglia di cambiare, anche totalmente come in “The Sinking Belle”, la propria natura.

Oltrepassato il momento psicologicamente più critico, l’indole tutt’altro che ilare del quintetto ritorna a sfornare droni tiratissimi (”Akuma No Kuma”, con la voce sepolcrale di Preston) che si trascinano disturbati e disturbanti (l’intensa “Fried Eagle Mind”) verso la logica conclusione con “Blood Swamp” (con Kim Thayil dei Soundgarden), l’ultima liturgia prima che la notte ingoi l’altare e i suoi accoliti.

“Altar”, e la musica dei Sunn O))) in generale (per i Boris sarebbe necessario un discorso a parte), ammorbidisce ulteriormente l’oscura tematica di fondo inclinando la lancetta verso un sound più godibile nell’immediato, sintetizzando gli umori neri di “Black One” e la visionarietà di “White2″ in un progetto estremamente meno metal dei precedenti lavori e tuttavia perfettamente coerente con il passato. In attesa della prossima covata (malefica).

(10/12/2006)



Jan 25 2007

Ms. Dewey (http://www.msdewey.com/)

Tag: TechAndrea @ 13:27Commenti (0)


Madonnina, Madonnina, quanto la odio!



Jan 16 2007

Processo per presunti fondi neri Mediaset, prescrizione parziale per Berlusconi.

Tag: Attualita'Andrea @ 9:19Commenti (0)

Non si può più procedere nei confronti dell’ex premier per le accuse relative a fatti che risalgono al 1998-99.

MILANO - Reati prescritti per Silvio Berlusconi fino al luglio del 1999 nel processo sui presunti fondi neri di Mediaset che vede imputati anche il presidente della società, Fedele Confalonieri, l’avvocato inglese David Mills e una decina di altre persone accusate a vario titolo di appropriazione indebita, falso in bilancio, frode fiscale, ricettazione e riciclaggio.
Il presidente della prima sezione del Tribunale di Milano, Edoardo D’Avossa, con un’ordinanza ha decretato il non luogo a procedere, per intervenuta prescrizione, relativamente all’appropriazione indebita (fino al luglio del 1999), al falso in bilancio (fino al 1998), alla frode fiscale (fino al 1998), i tre reati contestati a Berlusconi. Il reato di ricettazione, contestato a Mills e al banchiere Paolo Del Bue, è andato prescritto fino al 1993.
Per Berlusconi continua il processo per gli episodi di frode fiscale e falso in bilancio del 1999 e per l’appropriazione inmdebita da luglio 1999 alla fine dello stesso anno. Il dibattimento è stato aggiornato al 26 gennaio.
(15 gennaio 2007) repubblica.it